Uno, nessuno e centomila

Uno, nessuno e centomila

Luigi Pirandello

Dil
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Özet

Uno, nessuno e centomila � uno dei romanzi pi� famosi di Luigi Pirandello.Iniziato gi� nel 1909, usc� solo nel 1926, prima sotto forma di romanzo a puntate edito in una rivista, la Fiera letteraria, e poi di volume. Questo romanzo, l'ultimo di Pirandello, riesce a sintetizzare il pensiero dell'autore nel modo pi� completo. L'autore stesso, in una lettera autobiografica, lo definisce come il romanzo "pi� amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita".Il protagonista Vitangelo Moscarda, infatti, pu� essere considerato come uno dei personaggi pi� complessi del mondo pirandelliano, e sicuramente quello con maggior autoconsapevolezza. Dal punto di vista formale, stilistico, si pu� notare la forte inclinazione al monologo del soggetto, che molto spesso si rivolge al lettore ponendogli interrogativi e problemi in modo da coinvolgerlo direttamente nella vicenda, il cui significato � senza dubbio di portata universale.A dispetto della sua lunga gestazione, l'opera non � n� frammentaria n� disorganizzata; al contrario, pu� essere considerata come l'apice della carriera dell'autore e della sua tensione narrativa.Il protagonista di questa vicenda, Vitangelo Moscarda, � una persona ordinaria, che ha ereditato da giovane la banca del padre e vive di rendita. Un giorno, tuttavia, in seguito all'osservazione da parte della moglie la quale gli dice che il suo naso � leggermente storto, inizia ad avere una crisi di identit�, a rendersi conto che le persone intorno a lui hanno un'immagine della sua persona completamente diversa dalla sua. Da quel momento l'obiettivo di Vitangelo sar� quello di scoprire chi � veramente lui.Decide quindi di cambiare vita (rinunciando ad essere un usuraio) anche a costo della propria rovina economica e contro il volere della moglie che nel frattempo � andata via di casa. In questo suo gesto c'� il desiderio di un'opera di carit� ma anche quello di non essere considerato pi� dalla moglie come una marionetta. Anche Anna Rosa, un'amica di sua moglie che lui conosce poco, gli racconta di aver fatto di tutto per far intendere a sua moglie che Vitangelo non era lo sciocco che lei immaginava e che non c'era in lui il male.Il protagonista arriver� alla follia in un ospizio, dove per� si sentir� libero da ogni regola, in quanto le sue sensazioni lo porteranno a vedere il mondo da un'altra prospettiva. Vitangelo Moscarda conclude che, per uscire dalla prigione in cui la vita rinchiude, non basta cambiare nome: proprio perch� la vita � una continua evoluzione, il nome rappresenta la morte. Dunque, l'unico modo per vivere in ogni istante � vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso.� La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest'albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest'albero. Albero, nuvola, domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo �

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